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Trigliceridi molto alti: plozasiran riduce fino all’80% i livelli e abbassa il rischio di pancreatite
Farmaci e Terapie

Trigliceridi molto alti: plozasiran riduce fino all’80% i livelli e abbassa il rischio di pancreatite

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Redazione QuiDottore Contenuto ufficiale QuiDottore · Pubblicato il 31/08/2026

Plozasiran, una nuova terapia somministrata ogni tre mesi, ha mostrato negli studi SHASTA una riduzione dei trigliceridi fino all’81% e un calo del 78% degli episodi di pancreatite acuta nei pazienti con ipertrigliceridemia severa.

Una nuova terapia potrebbe cambiare il trattamento delle persone con ipertrigliceridemia severa, una condizione caratterizzata da livelli estremamente elevati di trigliceridi nel sangue e associata a un maggiore rischio di pancreatite acuta. I risultati degli studi clinici di fase 3 SHASTA-3 e SHASTA-4, presentati al Congresso 2026 della European Society of Cardiology, mostrano risultati particolarmente rilevanti per plozasiran, un trattamento somministrato tramite iniezione sottocutanea una volta ogni tre mesi. Cos'è plozasiran? Plozasiran è una terapia basata sulla tecnologia RNA interference (RNAi). Il farmaco agisce riducendo la produzione nel fegato dell'apolipoproteina C-III (APOC3), una proteina che svolge un ruolo importante nella regolazione dei trigliceridi presenti nel sangue. Riducendo APOC3, l'organismo riesce a eliminare più efficacemente le particelle ricche di trigliceridi dalla circolazione. Il meccanismo era già stato studiato nel trial PALISADE, pubblicato sul New England Journal of Medicine, nel quale plozasiran aveva determinato una marcata riduzione dei trigliceridi nei pazienti affetti da chilomicronemia persistente. Quattro iniezioni all'anno Uno degli aspetti più interessanti della terapia è la frequenza di somministrazione. Negli studi SHASTA-3 e SHASTA-4 i pazienti hanno ricevuto: 25 mg di plozasiran per via sottocutanea ogni tre mesi. Questo significa, in pratica, quattro somministrazioni nell'arco di un anno. Complessivamente sono stati coinvolti 757 pazienti, con un'età media di circa 53 anni. Trigliceridi ridotti di circa l'80% Dopo dodici mesi di trattamento, i risultati hanno mostrato una forte diminuzione dei trigliceridi. Nello studio SHASTA-3, la riduzione mediana è stata del 79%. Nello studio SHASTA-4, la diminuzione ha raggiunto circa l'81%. Nel gruppo placebo la riduzione è stata invece di circa il 27%. Si tratta quindi di risultati particolarmente rilevanti soprattutto per le persone che presentano livelli di trigliceridi molto elevati e che possono avere maggiori difficoltà nel raggiungere valori adeguati con le terapie disponibili. Perché i trigliceridi molto alti possono essere pericolosi? Quando i trigliceridi raggiungono livelli particolarmente elevati, uno dei problemi più importanti è l'aumento del rischio di pancreatite acuta. Si tratta di un'infiammazione improvvisa del pancreas che può provocare intenso dolore addominale e, nei casi più gravi, determinare complicazioni importanti. Per questo motivo, nei pazienti con ipertrigliceridemia severa, l'obiettivo della terapia non consiste soltanto nell'abbassare un valore negli esami del sangue, ma soprattutto nel ridurre il rischio di eventi clinici potenzialmente pericolosi. Episodi di pancreatite ridotti del 78% È proprio questo uno dei risultati più interessanti degli studi SHASTA. Analizzando complessivamente le popolazioni coinvolte nei due studi, gli episodi cumulativi di pancreatite acuta sono diminuiti del 78% nei pazienti trattati con plozasiran rispetto al placebo. Un risultato ancora più significativo è stato osservato in un sottogruppo di pazienti considerati ad altissimo rischio. Tra le persone con: trigliceridi superiori a 880 mg/dL e precedenti episodi di pancreatite acuta negli studi è stata osservata una riduzione del 100% degli episodi di pancreatite rispetto al placebo. Questo dato dovrà naturalmente essere interpretato nel contesto dello studio e confermato dal successivo utilizzo clinico su popolazioni più ampie. E per quanto riguarda la sicurezza? Anche il profilo di sicurezza emerso dagli studi è stato considerato favorevole. Secondo i risultati presentati, non sono state osservate differenze clinicamente significative nei principali parametri di laboratorio, compresi gli enzimi epatici. Gli eventi avversi correlati al trattamento che hanno portato all'interruzione della terapia si sono verificati nell'1,4% dei pazienti trattati con plozasiran, contro lo 0,8% nel gruppo placebo. Come per qualsiasi farmaco, saranno comunque necessari il controllo medico e la valutazione individuale di indicazioni, benefici e possibili rischi. Plozasiran è già disponibile? Plozasiran è già stato autorizzato negli Stati Uniti con il nome commerciale Redemplo per il trattamento della sindrome da chilomicronemia familiare (FCS). I nuovi studi SHASTA hanno invece analizzato una popolazione più ampia di pazienti con ipertrigliceridemia severa. Arrowhead Pharmaceuticals ha inoltre comunicato l'intenzione di presentare negli Stati Uniti una domanda supplementare per ampliare l'utilizzo del farmaco nell'ipertrigliceridemia severa. Questo significa che i risultati degli studi non equivalgono automaticamente all'approvazione del farmaco per tutti i pazienti con trigliceridi elevati. Cosa cambia per i pazienti? I risultati sono importanti perché l'ipertrigliceridemia severa può essere difficile da controllare e alcune persone mantengono valori molto elevati nonostante dieta, modifiche dello stile di vita e terapie farmacologiche. Un trattamento capace di essere somministrato solamente quattro volte all'anno e di ridurre in maniera così consistente sia i trigliceridi sia gli episodi di pancreatite potrebbe rappresentare, se le indicazioni verranno confermate dalle autorità regolatorie, una nuova possibilità terapeutica per determinati pazienti. È comunque fondamentale ricordare che chi presenta trigliceridi molto elevati non dovrebbe modificare autonomamente la propria terapia. La valutazione deve essere effettuata dal medico, eventualmente con il supporto di uno specialista in medicina interna, endocrinologia, diabetologia o lipidologia.
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